Sebbene le incisioni rupestri fossero da secoli sotto gli occhi di tutti in Valcamonica, la prima segnalazione di petròglifi sui Massi di Cemmo avvenne grazie a Walther Laeng nel 1909. La notizia divenne di pubblico interesse nel 1914 grazie alla «Guida d’Italia» del Touring Club Italiano.
L’interesse per le incisioni camune si accese nel 1929 quando l’antropologo Giovanni Marro (Università di Torino) e lo studioso Paolo Graziosi (Università di Firenze) avviarono indipendentemente le prime ricerche.
Negli anni successivi, Marro estese le esplorazioni a gran parte del versante orientale della Valle (scoprendo siti fondamentali come Naquane, Foppe di Nadro e Paspardo), mentre su quello occidentale si avviavano le ricerche di Raffaello Battaglia per la Regia Soprintendenza Archeologica, ponendo così le basi per i primi confronti iconografici su scala europea.
Nel corso degli anni ’30 l’arte rupestre camuna richiamò l’attenzione di studiosi tedeschi , tra cui Leo Frobenius, Franz Altheim ed Erika Trautmann, che studiarono le connessioni tra gli antichi Camuni e i popoli germanici.
Dopo la parentesi bellica, nel secondo dopoguerra l’interesse circa le incisioni riprese impulso nuovamente grazie a Walter Laeng, insieme a un gruppo di studiosi bresciani afferenti al «Gruppo Naturalistico Giuseppe Regazzoni», tra cui Emanuele Süss e Italo Zaina.
Questo rinnovato fervore portò nel 1955 all’istituzione formale del Parco nazionale delle Incisioni Rupestri a Naquane per iniziativa del Soprintendente Mario Mirabella Roberti. Contemporaneamente, le scoperte dei primi monoliti istoriati a Borno e Ossimo aprirono l’importante filone d’indagine sui monoliti incisi dell’età del Rame.
L’arrivo dell’archeologo Emmanuel Anati nel 1956 segnò una svolta verso uno studio globale e sistematico del territorio camuno, culminato con la pubblicazione di La civilisation du Val Camonica (1960). Attorno al 1964, su iniziativa della Soprintendenza di Milano si fondava Istituto per la Preistoria Bresciana e Centro per lo Studio delle Incisioni Rupestri, e nel medesimo periodo Anati fondò a Capo di Ponte il Centro Camuno di Studi Preistorici (CCSP).
L’attività di Anati segnò profondamente i decenni successivi sia sotto l’aspetto metodologico che mediatico, introducendo nuove metodologie per la documentazione, definendo una periodizzazione stilistica delle incisioni e operando per la diffusione della conoscenza del patrimonio.
Nel 1979 la Valcamonica divenne il primo sito italiano iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, con il numero 94. Dagli anni ’80 l’attività di ricerca e documentazione si è ulteriormente raffinata con continue campagne di ricerca in tutta la Valle Camonica.
Tra gli attori più significativi della fine del XX secolo si ricordano il Dipartimento Valcamonica e Lombardia del CCSP (1987) e della Cooperativa «Le Orme dell’Uomo» (1988) che, affiancati dalla stretta collaborazione con la Soprintendenza, hanno pubblicato numerose rocce incise e diverse aree.
Le indagini e gli studi continuano ancora oggi con nuove scoperte e interpretazioni che arricchiscono di anno in anno il panorama dell’arte rupestre della Valle Camonica.
Maggiori informazioni
Il primo quadro interpretativo sistematico dell’arte rupestre camuna fu elaborato da Emmanuel Anati nell’opera La civilisation du Val Camonica (1960), realizzando una cronologia relativa basata sull’analisi stilistica suddivisa in periodi capace di abbracciare più di diecimila anni di storia della Valle Camonica, dall’Epipaleolitico fino all’età Moderna e Contemporanea.
Dagli anni ’80 in poi le campagne di scavo della Soprintendenza Archeologica e di vari istituti universitari hanno affiancato allo studio dello stile delle incisioni numerosi dati materiali di scavo, permettendo in alcuni casi di ancorare la seriazione alla cronologia archeologica assoluta.
Tra 15.000 e 13.000 anni fa il ritiro dei ghiacciai Würmiani trasformò l’ambiente della Valcamonica, favorendo la crescita di una vegetazione rigogliosa che attirò la fauna dalle pianure, seguita da piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori (a Cividate Camuno sono state rinvenute strutture abitative del Paleolitico Superiore-Epigravettiano finale, datate a circa 13.800 BP). In Valcamonica questa prima fase espressiva delle incisioni rupestri sono state individuate poche ma grandi raffigurazioni di animali (visibili principalmente nel Parco di Luine a Darfo Boario Terme).
Nel VI millennio a.C., il miglioramento climatico favorì la diffusione delle innovazioni neolitiche nell’arco alpino, portando alla diffusione della coltivazione e dell’allevamento, l’introduzione della ceramica e la nascita dei primi villaggi stabili. A livello iconografico sono attribuite a quest’epoca le prime figure umane e elementi simbolici e geometrici (rettangoli, cerchi e punteggiature).
Dalla metà del IV millennio a.C. avviene l’introduzione dell’aratro, della ruota, della trazione animale, dell’allevamento ovino e bovino con la produzione casearia e la tessitura. La lavorazione del rame consentì la nascita di una prima metallurgia con la realizzazione di ornamenti, strumenti da lavoro e armi di prestigio, dimostrando le prime tracce di una stratificazione sociale. In questo contesto si diffusero i santuari megalitici (come Cemmo e Anvòia a Ossimo), dove grandi massi, forse legati al culto degli antenati, vennero istoriati con simboli, armi, scene di aratura e figure umane.
Nel II millennio a.C. l’affermazione della lega di bronzo sostituì il rame per la fabbricazione di strumenti e soprattutto di armi ad alta efficienza bellica. Si ritiene che la società virò verso una struttura fortemente gerarchizzata e bellicosa, tanto da vederne riflessi i valori sulle rocce incise, dove compaiono numerose raffigurazioni di armi, forse espressione del consolidamento di un’élite guerriera.

L’introduzione della tecnologia della lavorazione del ferro nel I millennio a.C., minerale presente in Valcamonica, rafforzò l’economia arricchendo le aristocrazie locali e consolidando le strutture sociali. Si osservano contatti culturali e commerciali con l’area Etrusco-Padana, Venetica e Hallstattiana (VIII-VI secolo a.C.) e, in seguito delle invasioni galliche nella Pianura Padana, con i Celti della cultura di La Tène (IV–III secolo a.C.). Questo periodo vide il massimo picco dell’attività incisoria, a cui si attribuisce circa il 70-80% delle figure oggi conosciute in Valcamonica. Le superfici rocciose si riempirono di centinaia di scene di duello, figure di capanne, labirinti, impronte di piedi, iscrizioni in alfabeto nord-etrusco e scene di caccia.
Nel 15-16 a.C. Augusto avviò la conquista delle Alpi e anche la popolazione dei Camunni venne conquistata e sottomessa, come celebrato sul trofeo di La Turbie. Nel corso del primo secolo d.C. la gli abitanti della Valle Camonica si integrarono nell’impero romano, tanto da organizzarsi in Res Publica Camunnorum in età Flavia. Centro urbano e politico del territorio fu l’attuale Cividate Camuno, cittadina dove vennero elevate imponenti strutture pubbliche tra cui il foro, il teatro e l’anfiteatro. L’inserimento nel modello amministrativo romano determinò il progressivo affievolimento della secolare tradizione incisoria.
Nonostante i processi di romanizzazione e cristianizzazione abbiano trasformato l’ambiente culturale preistorico, la consuetudine di istoriare la roccia è sopravvissuta nei secoli. Nel Medioevo e nel Rinascimento (XIV-XVI secolo d.C.) la pratica è riemersa con eccezionale evidenza a Campanine di Cimbergo, dove soggetti alfabetizzati hanno aggiunto scritte, date, nodi di Salomone, chiavi e figure di castelli.
Questa secolare tradizione incisoria ha lasciato traccia di sé fino al XX secolo, come dimostrano diversi esempi, tra cui le iscrizioni commemorative del 1908 sulla collina del Monticolo a Darfo Boario Terme (legate al cantiere della ferrovia) e con la figura dell’«Alpino» attorniato da date degli anni ’20 e ’40 sulla Grande Roccia di Naquane.
Che cosa sono le incisioni rupestri?
Sono segni, simboli e raffigurazioni incisi intenzionalmente dall’uomo per asportazione diretta di materia su superfici rocciose naturali, in gran parte costituite da arenarie e siltiti (Verrucano Lombardo) levigate e montonate dal passaggio dei ghiacciai quaternari. In termini scientifici sono definite anche petròglifi.
Come venivano realizzate?
Principalmente con due tecniche: la percussione (martellando la pietra direttamente o con scalpelli in selce o metallo) e il graffito (graffiando la superficie con strumenti appuntiti). Probabilmente venivano anche colorate.
Le incisioni rupestri si trovano solo in Valcamonica?
No, si trovano in tutto il mondo. La Valcamonica è però una delle zone più famose e ricche al mondo per quantità, varietà di temi e arco temporale coperto.
Quante incisioni rupestri ci sono in Valcamonica e dove si concentrano?
Ad oggi ne sono state censite più di 140.000, da alcuni stimate in 300.000, su circa 1.900 rocce. I siti si distribuiscono lungo l’intero solco vallivo di circa 80 km, con la massima densità nella Media Valle Camonica (tra i comuni di Ceto, Cimbergo, Paspardo, Capo di Ponte e Sellero) in una fascia collinare compresa di norma tra i 200 e i 1.400 metri d’altitudine.
A quale periodo risalgono le incisioni camune?
Coprono uno straordinario arco temporale di circa 13.000-15.000 anni. Le testimonianze più antiche risalgono alla fine del Paleolitico Superiore e al Mesolitico, mentre le fasi di massima fioritura si collocano nell’età del Ferro. La consuetudine di incidere la roccia è poi proseguita in età romana, medievale e moderna, fino a giungere al XX secolo.
Perché si incidevano le rocce?
In assenza di fonti scritte dirette, il complesso delle incisioni preistoriche viene generalmente interpretato come un codice di protoscrittura ideografica destinato a tramandare miti, memorie e la visione del mondo della comunità. Si ipotizza che i petroglifi potessero rispondere a differenti funzioni: educativa e didattica, sacra e propiziatoria connessa a riti di passaggio e di iniziazione, votiva mediante la riproduzione immateriale di offerte, di consacrazione del territorio, di memoria dei luoghi di culto dedicati agli antenati o alle divinità.
In un arco temporale lungo migliaia di anni, segnato dal continuo mutare di culture e visioni del mondo, il senso profondo di questo patrimonio resta ancora oggi in parte avvolto nel mistero, complice la mancanza di narrazioni mitiche giunte dal passato.
Quali sono le mete imperdibili per vedere le incisioni in Media Valle Camonica?
Se vuoi esplorare l’arte rupestre della zona, i punti di riferimento imperdibili sono il famoso Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, il parco archeologico comunale di Seradina-Bedolina e il parco nazionale dei Massi di Cemmo, oltre alle numerose aree della Riserva Naturale di Ceto, Cimbergo e Paspardo (Foppe di Nadro, Campanine, Sottolaiolo…). Per una prima visita o per chi ha poco tempo i siti maggiormente attrezzati sono: Naquane, Foppe di Nadro e Seradina.
Quanto tempo bisogna mettere in preventivo per una visita?
Dipende molto dal sito che scegli: per i parchi più grandi e ricchi di sentieri (come Naquane, Foppe di Nadro o Seradina) ci vogliono tranquillamente un paio d’ore o tre. Se invece opti per i Massi di Cemmo, Bedolina, o Sottolaiolo bastano una mezz’ora o tre quarti d’ora.
È una gita adatta anche ai bambini?
Assolutamente sì! Molti percorsi si prestano benissimo alle famiglie. Scegliendo il sentiero giusto in base all’età e alla stagione, i più piccoli possono divertirsi molto, soprattutto se partecipano a visite guidate pensate apposta per loro o a laboratori interattivi (scopri di più).
Conviene prendere una guida?
Non è un obbligo, ma è vivamente consigliato. I petroglifi non sono sempre facili da individuare e avere qualcuno che ti spiega il significato dei simboli e il contesto del sito UNESCO fa davvero la differenza, rendendo la passeggiata molto più appassionante (scopri di più).
In che periodo dell’anno è meglio organizzare la visita?
La primavera e l’autunno sono le stagioni perfette grazie al clima mite e piacevole. La luce radente fa la differenza sulle rocce: quella verticale di metà giornata appiattisce le figure sulle superfici rendendo complicata l’individuazione.
Che tipo di calzature bisogna indossare?
Ti servono scarpe comode, meglio se da trekking leggero o da escursione, evitando le suole lisce. I parchi sviluppano su sentieri sterrati nella natura tra salite e terreno sterrato, quindi avere i piedi ben protetti è fondamentale per camminare in sicurezza. Attenzione e non pestare o graffiare le rocce: considerale come vere e proprie tele da pinacoteca da trattare con massimo rispetto!

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