Il Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, istituito nel 1955, è il più antico parco archeologico d’Italia e rappresenta il cuore della scoperta dell’arte rupestre camuna. Si estende su un versante boscoso sopra Capo di Ponte, lungo un itinerario attrezzato che permette di osservare da vicino oltre cento rocce incise, distribuite tra sentieri ben segnalati.
Il parco si estende si estende tra i comuni di Capo di Ponte e Ceto, sulle aree anticamente denominate «Zir», «Ronchi di Zir» e «Aquane», toponimo dal quale ha preso il nome attraverso una nota catastale ottocentesca: «Naquane».
Il percorso si sviluppa in un ambiente naturale suggestivo, tra castagni, querce e superfici di arenaria levigate dai ghiacciai. Le incisioni emergono sulle superfici rocciose soprattutto grazie alla luce radente del sole mattutino, rivelando dettagli che cambiano durante la giornata e rendono ogni visita unica.
Pannelli esplicativi accompagnano il visitatore lungo il cammino, offrendo chiavi di lettura semplici ma approfondite. Il parco si snoda attraverso sentieri percorribili e itinerari di diversa lunghezza, con alcuni punti di sosta e scorci panoramici sulla Valle Camonica.
La roccia 50 si distingue per l’elevata frequenza di figure umane interpretate come in posa di adorazione (il classico atteggiamento dell’«orante», con braccia alzate al cielo e corpo stilizzato). Il pannello roccioso comprende anche grandi figure di armati, una «acrobata» sul dorso di un cavallo e alcune epigrafi incise nell’antico alfabeto camuno di derivazione etrusca.
Situata lungo il percorso arancione del parco, affiancata all’antica via di collegamento con Foppe di Nadro, la Roccia 99 offre un ricchissimo repertorio figurativo: duelli, animali, impronte di piedi, palette, edifici e reticoli. La sua particolarità più rilevante è la presenza di un’iscrizione latina (SEC CON F/ OUF/ P P). Questa testimonianza dimostra come la tradizione di incidere le rocce in Valle Camonica non si sia interrotta con la conquista romana, ma sia proseguita per tutta l’età storica, medievale e moderna.
Roccia 1 – La Grande RocciaCon una straordinaria concentrazione di oltre duemila petroglifi, la Roccia 1 di Naquane (o Grande Roccia) rappresenta un patrimonio iconografico di rilevanza europea. Dalla passerella sull’accesso meridionale, sul versante superiore, si possono osservare figure di cervi, personaggi con vistosi copricapi, figure di palette, telai verticali, un labirinto con personaggi in duello. Sul versante inferiore è invece inciso un curioso busto di alpino, con una penna sul cappello. Nella sezione settentrionale della roccia si osserva un fitto insieme di figure di cervidi, tra i quali emergono raffigurazioni di caccia con l’ausilio dei cani.
Su questa roccia è possibile osservare un carro a cavalli inciso attraverso un’originale tecnica di duplice prospettiva: la cassa del carro viene mostrata a volo d’uccello (dall’alto), mentre le ruote a raggi e i due cavalli sono disegnati di profilo. Il carro, pur apparendo scomposto e innaturale, nella mente dell’osservatore assume intuitivamente «l’idea di carro».
Su questa superficie sono incise alcune figure femminili schematiche affiancate e rese riconoscibili da una piccola coppella circolare tra le gambe insieme a una figura in posizione distesa. La scena viene interpretata genericamente come un rito femminile, forse riconducibile a un parto o un momento di compianto funebre.
Roccia 35 – Il «Personaggio che corre» e il «Villaggio»La Roccia 35 custodisce celebri incisioni tra cui la nota figura antropomorfa nota come il «personaggio (o sacerdote) che corre», il quale sfoggia un elaborato copricapo piumato e si muove in un’attitudine ritmica o rituale, con un braccio elevato, l’altro flesso sui fianchi e gli arti inferiori piegati, evocando una danza sacra o una corsa cerimoniale. Un’altra sezione della medesima roccia rivela un’articolata scena d’abitato conosciuta come il «Villaggio», dove sono incisi edifici che evocano uno spaccato di vita sociale degli antichi abitanti della Valle.
La Roccia 73 offre una straordinaria testimonianza di un grande edificio inciso con eccezionale ricchezza di dettagli, con la presenza di una scala, che fa ipotizzare una struttura elevata su due piani, e di un tetto a doppio spiovente molto decorato, con travi di sostegno ben delineate, cerchi raggiati ed elementi ad uncino posti sul colmo.
Poco distante, sulla Roccia 70, si trova invece una delle raffigurazioni mitologiche più affascinanti del parco interpretata da alcuni studiosi come il dio celtico Cernunnos, caratterizzato da imponenti corna di cervo, un’armilla al braccio e un coltello in mano, affiancato da un orante in preghiera e da una barchetta solare che emerge dal suo corpo. La divinità trova confronti nel mondo transalpino in particolare nel Calderone di Gundestrup (Copenhagen).
Roccia 57 – Cervi cavalcatiLungo il percorso rosso ad est dell’ingresso, la Roccia 57 presenta figure di edifici sostenuti da alti pali e curiose scene di figure di cervi cavalcati da uomini, interpretabili come immagini mitiche o prove di una parziale domesticazione. Nella parte superiore spicca una dettagliata scena di aratura con aratro trainato da due cavalli.
La Roccia 60, posizionata sul Còren del Valento a picco sulla valle e accessibile solo su richiesta, custodisce uno dei simboli più enigmatici della Valle Camonica: la celebre «Rosa camuna», oggi stemma della Regione Lombardia. Tra le diverse ipotesi interpretative che la vedono come un simbolo astrale, uno strumento musicale o un gioco a pedine, o ancora una possibile funzione di stendardo guerriero. In Valle si trovano oltre novanta Rose camune, incise sia nella forma regolare quadrilobata sia in quella irregolare o a svastica.

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