Nel cuore della piccola conca glaciale del Pian delle Greppe, ai piedi di Cemmo, si trova uno dei luoghi più significativi dell’intera Valle Camonica: il Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo, dove ebbe origine la scoperta dell’arte rupestre camuna. Fu qui, nel 1909, che vennero segnalate per la prima volta incisioni preistoriche, dando avvio agli studi che porteranno al riconoscimento UNESCO.
Il sito prende il nome da due imponenti massi di arenaria, distanti circa 15 metri, caduti dalla parete rocciosa alla fine dell’ultima era glaciale e incisi a partire dall’età del Rame (III millennio a.C.). Su queste superfici si contano centinaia di figure: animali, armi, simboli e scene di vita quotidiana, tra cui spiccano le raffigurazioni di aratura e un raro carro a quattro ruote, testimonianza delle prime innovazioni tecnologiche dell’uomo.
Attorno ai massi si sviluppava un vero e proprio santuario megalitico all’aperto, attivo per millenni: delimitato da solchi e stele, monumentalizzato con un recinto murario nell’età del Bronzo e frequentato fino all’epoca romana. Solo con l’avvento del cristianesimo il sito venne progressivamente abbandonato e smantellato. Oggi il parco si presenta come un’area raccolta e facilmente accessibile, immersa nel paesaggio alpino e visitabile in circa un’ora. Un luogo essenziale e potente, dove la pietra racconta l’origine del sacro e della relazione tra uomo, natura e territorio.
Denominato dai primi scopritori come «Preda dei pitoti», ovvero la «pietra dei pupazzi» (oggi per estensione il termine è usato per indicare tutte le incisioni rupestri), questo imponente monolite racchiude un corpus di oltre 150 petroglifi. Le figure incise, che spaziano da raffigurazioni faunistiche a pugnali, fino a una suggestiva scena di lavoro nei campi con l’aratro, mostrano sovrapposizioni riconducibili a differenti momenti storici, il cui nucleo più antico si attesta nell’età del Rame (a partire dal 2900 e il 2500 a.C.).

Situato a soli 15 metri a sud rispetto al primo masso e anch’esso databile all’età del Rame (2900-2500 a.C.), il Masso 2 presenta una superficie decorata articolata su tre registri visivi. Tra il ricco repertorio figurativo, composto da armi, fauna locale, sagome umane, un carro a quattro ruote e una scena di aratura. Insieme a quella presente sul Masso 1, queste scene sono interpretate non solo come una mera raffigurazione agricola, ma anche come la descrizione di atti rituali volti a invocare la fertilità dei campi e dei raccolti.
Masso di Cemmo 20Risalente all’età del Rame (seconda metà del III millennio a.C.), questa porzione di monumento litico lasciato dove è stato ritrovato mostra un apparato iconografico peculiare strutturato su tre distinte fasi di esecuzione. Il contesto archeologico è impreziosito dal ritrovamento di una porzione di cranio umano collocata proprio ai piedi della stele: un indizio fondamentale che testimonia la pratica di complessi riti ancestrali legati al culto dei defunti e alla venerazione degli antenati.

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