Nel centro storico di Capo di Ponte, all’interno della cinquecentesca Villa Agostani, il MuPRE Museo nazionale della preistoria della Valle Camonica è il luogo dove l’arte rupestre prende forma e significato. Inaugurato nel 2014, il museo completa la visita ai parchi archeologici, offrendo una chiave di lettura fondamentale per comprendere la vita quotidiana delle antiche popolazioni camune.
Il percorso espositivo si sviluppa su due piani e sette sezioni, accompagnando il visitatore dalla Preistoria alla Protostoria. Al piano terra si entra nel mondo del sacro, con le imponenti stele e massi-menhir provenienti dai santuari megalitici di Cemmo, Ossimo e Bagnolo: monumenti incisi di grande forza simbolica, legati ai culti e ai rituali dell’età del Rame.
Al piano superiore, in un allestimento ampio e luminoso, si racconta la vita delle comunità alpine: dagli accampamenti del Paleolitico agli insediamenti stabili del Neolitico, fino allo sviluppo delle attività metallurgiche e minerarie. Qui trovano spazio oggetti di uso quotidiano, strumenti, ceramiche, ornamenti e testimonianze delle prime forme di scrittura camuna, derivate dall’alfabeto etrusco.
Tra i reperti più significativi si segnalano le stele istoriate di Cemmo, i corredi provenienti da santuari e necropoli, e raffinati manufatti come collane, pendagli e ceramiche decorate, che restituiscono un’immagine concreta e sorprendentemente evoluta delle antiche comunità della valle.
Il MuPRE è pensato come punto di partenza – o di arrivo – dell’esperienza UNESCO: un centro di orientamento che collega e interpreta i siti all’aperto, trasformando le incisioni rupestri da immagini affascinanti a racconto completo di una civiltà millenaria.
Sviluppato su due livelli e suddiviso in sette aree tematiche, il percorso espositivo offre una panoramica articolata sulle comunità che hanno popolato la Valle Camonica durante le epoche preistorica e protostorica. L’itinerario mette in mostra reperti di varia natura: dagli oggetti legati all’ambito del sacro, ai corredi funerari, fino agli utensili della vita quotidiana e alle testimonianze delle antiche attività estrattive e siderurgiche.
Sulla superficie frontale del monolite risaltano due sagome antropomorfe, attribuibili all’ultima fase dell’età del Rame (III mill. a.C.) grazie allo stile del pugnale raffigurato. La figura superiore è coronata da un raggio/aureola solare, mentre quella sottostante presenta una coppella in corrispondenza del pube: dettagli che permettono di interpretare le due immagini come la rappresentazione di una coppia di cui si ipotizza un valore divino o ancestrale.
Rinvenuta nel 1972, questa stele si distingue per una combinazione iconografica insolita: la sezione superiore è dominata da un sole che, accostato alle armi e alla fauna sul lato, richiama l’universo simbolico maschile. Di contro, la presenza di un monile a collana con ciondolo al centro evoca la sfera femminile. Questa natura «ibrida» suggerisce una realizzazione in due fasi distinte ma riconducibili al medesimo orizzonte culturale «remedelliano» dell’età del Rame (2900-2500 a.C.).
I Monili di Ossimo-PatProvenienti dall’area santuariale di Ossimo-Pat, il pendaglio metallico a doppia spirale in rame e la collana a tessere in pietra rappresentano elementi di ornamento personale di straordinario valore. La loro importanza risiede anche nel perfetto riscontro visivo con gli stessi monili scolpiti sulle stele dell’epoca, come i monumenti Pat 1 e 2 o il Masso di Bagnolo 2.
La Ceramica «Breno Nera» del NeoliticoTra i materiali ceramici risalenti al Neolitico (tra la fine del V e l’inizio del IV millennio a.C.) rinvenuti nel sito di Breno, spiccano raffinate ciotole in impasto finissimo, caratterizzate da superfici brunite e lucide con decorazioni geometriche a punzone. L’inconfondibile fattura di questi manufatti ha portato la ricerca archeologica a definire questo stile con la denominazione tipologica di «Breno nera».
Riportata alla luce nel 1999, questa epigrafe incisa su pietra testimonia l’uso dell’alfabeto camuno. Il reperto, affiancato ad analoghi ritrovamenti su roccia e reperti fittili, conferma chiaramente la filiazione della scrittura locale dal sistema alfabetico etrusco, reinterpretato e adattato alla lingua del territorio.

→ Scopri di più

→ Scopri di più

→ Scopri di più

→ Scopri di più

→ Scopri di più

→ Scopri di più

→ Scopri di più

→ Scopri di più

→ Scopri di più